mercoledì 31 marzo 2010

10 giugno 1981: la tragedia di Vermicino

Il 13 giugno del 1981, alle 7 del mattino, milioni di telespettatori italiani assistono impotenti alla morte di Alfredino Rampi.
La Rai trasmette in diretta da ben 18 ore a reti unificate la lenta agonia del povero bambino, precipitato alle 19 di due giorni prima in un pozzo artesiano di soli 30 cm di diametro, ma profondo ben 30 metri, lasciato sconsideratamente aperto alle porte di Roma.
Ma questo dramma ha qualcosa di speciale.
Diventa un evento mediatico, un racconto per immagini del vano tentativo di salvare una vita umana, che indirizza l'eterno flusso televisivo sulla strada del dolore in veste di intrattenimento.
Sul luogo della tragedia accorrono, con il presidente della repubblica Sandro Pertini,  centinaia di persone che fanno una ressa inutile, nani e volontari dal fisico minuscolo che cercano di calarsi nel pozzo per afferrare le mani di Alfredino.
Invano...
La diretta di Vermicino è il primo mix tra generi televisivi differenti, sostiene lo storico Giovanni De Luna, in particolare tra informazione e fiction: una inedita commistione tra il bisogno d'informazione e la partecipazione emotiva tipica della fiction.
Aldo Grasso, critico tv del Corriere della sera, si è chiesto: "Era giusto, non era giusto trasmettere quella terribile agonia dal pozzo della morte? Era giusto, non era giusto puntare le telecamere su un bambino che sta sprofondando in un buco nero dove, di lì a poco, sarebbero sprofondate, con la pietà e la vergogna per la fine del povero Alfredino, tutte le nostre concezioni sulla tv, sul rapporto fra informazione e spettacolo?". La sua domanda rimane senza risposta, come lui stesso afferma in conclusione del suo editoriale. "E' opportuno immettere in un circuito incontrollabile immagini che invocano solo la pietà? Una cosa è soffrire, un'altra vivere con le immagini della sofferenza, che non rafforzano necessariamente la coscienza o la capacità di avere compassione. Possono anche corromperle. Con Vermicino un fatto di cronaca si è trasformato nell'angoscioso e grandioso racconto di un fallimento di una comunità mediatica. E, negli anni, il Servizio pubblico non si è mai seriamente interrogato sull'incidente". (da Format. La TV vista da dentro

Infine, una curiosità. Se oggi chiedete alle Teche Rai del materiale video su Vermicino, la tv pubblica nazionale vi risponderà che non può mettere a disposizione che molto poco, perché la famiglia di Alfredo Rampi ha fatto valere il diritto di oblio, quindi il rispetto attraverso il silenzio della comunicazione e della rappresentazione della memoria del povero bimbo caduto in un pozzo.
"Dobbiamo ricordare, certo, e verificare la nostra memoria. E insieme abbiamo il diritto a farci dimenticare." (dal blog La cultura sottile)

Fonti bibliografiche:
M. Gamba, Vermicino. L'Italia nel pozzo, Sperling & Kupfer, 2007

Fonti web:
Dies Irae, romanzo di Giuseppe Genna
I maiali, racconto di Antonio Moresco 
Un commento di Aldo Grasso da corriere.it del 10/10/2010

Video:
La storia siamo noi (Rai Educational): "L'Italia di Vermicino"
Vedi anche: Due minuti un libro (La7): intervista a Massimo Gamba, autore del libro "Vermicino, l'Italia nel pozzo"

Nessun commento:

Posta un commento