giovedì 15 aprile 2010

1954: non c'è nessun "dopoguerra"

Nel 1954 la Coppa del Mondo si chiamava ancora Coppa Rimet: in finale la Germania Ovest sconfisse l'Ungheria per 3-2 (per gli ungheresi, il primo gol lo segnò Puskas).
Il Nobel per la Letteratura andò invece ad Ernest Hemingway.
Il 3 gennaio di quell'anno, in Italia, erano iniziate ufficialmente le trasmissioni della Rai - Radio Televisione Italiana, in bianco e nero e su un unico canale.
Dieci giorni dopo, Marilyn Monroe sposava il campione di baseball Joe Di Maggio: gli Stati Uniti, per qualche giorno, non pensavano al "pericolo comunista". Si era in pieno maccartismo, ma si respirava anche aria buona: Bill Haley & His Comets erano in classifica con uno dei primi brani della storia del rock e stavano componendo "Rock around the clock" (nota come "la sigla di Happy Days").
Dal 13 marzo al 7 maggio i francesi combattono a Dien Bien-Phu contro il generale Giap del Vietminh (il Fronte di liberazione del Vietnam): un momento chiave della guerra indocinese.
In quell'estate, a luglio, Compagnoni e Lacedelli conquistavano la vetta del K2, forse senza l'aiuto dell'ossigeno (ne nacque una lunga polemica tra i componenti della spedizione, chiarita solo cinquant'anni dopo, nel 2004).
Il 19 agosto moriva Alcide De Gasperi, un padre della Repubblica italiana.
Il 26 ottobre il Territorio Libero di Trieste entrava a far parte dello stato italiano: il Memorandum di Londra aveva stabilito definitivamente il confine con la Jugoslavia.
Nel 1954, al cinema uscirono "Fronte del porto", "La finestra sul cortile", "I sette samurai", "La strada", "L'oro di Napoli", "Pane, amore e gelosia" e molti altri non meno importanti, come "Godzilla" ad esempio.
Oppure "Dial M for Murder", sempre di Alfred Hitchcock: in Italia uscì con il titolo "Il delitto perfetto", consacrando la bellezza di Grace Kelly.
Chi invece quell'anno la perse, la bellezza, fu Wilma Montesi, giovane ragazza trovata morta su una spiaggia vicino a Roma: mesi dopo si scoprirà che l'omicidio è legato ad un giro di festini a base di stupefacenti che coinvolge "gente bene", tra cui il figlio di Attilio Piccioni, Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e massimo esponente della Democrazia Cristiana. È lo scandalo: dimissioni del ministro, indagati il capo della Polizia e il Questore per aver tentato di coprire le indagini.
È l'Italia perbenista, la stessa che condanna alla gogna mediatica il "campionissimo" Fausto Coppi, beccato in flagranza di reato ("adulterio": di doping non si parlava ancora...) con colei che per tutti, da quel momento, sarà la "Dama bianca".

Fonti bibliografiche:
"54", romanzo di Wu Ming (Einaudi 2002) (in download gratuito sul sito degli autori)
"Muore Wilma, nasce lo scandalo di regime" di Ugo Zatterin, in I misteri. I grandi casi irrisolti del dopoguerra, L'Europeo Cronaca nera, 2009

Fonti web:
La battaglia di Dien Bien-Phu

Video:
Videoclip dello spettacolo "54" degli YoYoMundi, tratto dal romanzo di Wu Ming.

mercoledì 31 marzo 2010

10 giugno 1981: la tragedia di Vermicino

Il 13 giugno del 1981, alle 7 del mattino, milioni di telespettatori italiani assistono impotenti alla morte di Alfredino Rampi.
La Rai trasmette in diretta da ben 18 ore a reti unificate la lenta agonia del povero bambino, precipitato alle 19 di due giorni prima in un pozzo artesiano di soli 30 cm di diametro, ma profondo ben 30 metri, lasciato sconsideratamente aperto alle porte di Roma.
Ma questo dramma ha qualcosa di speciale.
Diventa un evento mediatico, un racconto per immagini del vano tentativo di salvare una vita umana, che indirizza l'eterno flusso televisivo sulla strada del dolore in veste di intrattenimento.
Sul luogo della tragedia accorrono, con il presidente della repubblica Sandro Pertini,  centinaia di persone che fanno una ressa inutile, nani e volontari dal fisico minuscolo che cercano di calarsi nel pozzo per afferrare le mani di Alfredino.
Invano...
La diretta di Vermicino è il primo mix tra generi televisivi differenti, sostiene lo storico Giovanni De Luna, in particolare tra informazione e fiction: una inedita commistione tra il bisogno d'informazione e la partecipazione emotiva tipica della fiction.
Aldo Grasso, critico tv del Corriere della sera, si è chiesto: "Era giusto, non era giusto trasmettere quella terribile agonia dal pozzo della morte? Era giusto, non era giusto puntare le telecamere su un bambino che sta sprofondando in un buco nero dove, di lì a poco, sarebbero sprofondate, con la pietà e la vergogna per la fine del povero Alfredino, tutte le nostre concezioni sulla tv, sul rapporto fra informazione e spettacolo?". La sua domanda rimane senza risposta, come lui stesso afferma in conclusione del suo editoriale. "E' opportuno immettere in un circuito incontrollabile immagini che invocano solo la pietà? Una cosa è soffrire, un'altra vivere con le immagini della sofferenza, che non rafforzano necessariamente la coscienza o la capacità di avere compassione. Possono anche corromperle. Con Vermicino un fatto di cronaca si è trasformato nell'angoscioso e grandioso racconto di un fallimento di una comunità mediatica. E, negli anni, il Servizio pubblico non si è mai seriamente interrogato sull'incidente". (da Format. La TV vista da dentro

Infine, una curiosità. Se oggi chiedete alle Teche Rai del materiale video su Vermicino, la tv pubblica nazionale vi risponderà che non può mettere a disposizione che molto poco, perché la famiglia di Alfredo Rampi ha fatto valere il diritto di oblio, quindi il rispetto attraverso il silenzio della comunicazione e della rappresentazione della memoria del povero bimbo caduto in un pozzo.
"Dobbiamo ricordare, certo, e verificare la nostra memoria. E insieme abbiamo il diritto a farci dimenticare." (dal blog La cultura sottile)

Fonti bibliografiche:
M. Gamba, Vermicino. L'Italia nel pozzo, Sperling & Kupfer, 2007

Fonti web:
Dies Irae, romanzo di Giuseppe Genna
I maiali, racconto di Antonio Moresco 
Un commento di Aldo Grasso da corriere.it del 10/10/2010

Video:
La storia siamo noi (Rai Educational): "L'Italia di Vermicino"
Vedi anche: Due minuti un libro (La7): intervista a Massimo Gamba, autore del libro "Vermicino, l'Italia nel pozzo"

1 maggio 1947: la strage di Portella della Ginestra


Tra la Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo, la festa del primo maggio 1947, a cui partecipavano migliaia di persone, fu interrotta da una sparatoria che, secondo le fonti ufficiali, causò 11 morti e 27 feriti. Successivamente, per le ferite riportate, ci furono altri morti e il numero dei feriti varia da 33 a 65.
Le indagini giudiziarie hanno sì individuato come esecutori materiali i banditi di Salvatore Giuliano, ma la strage di Portella della Ginestra è stata molto di più: "un atto di lucida, e ragionata, violenza volto a condizionare il quadro politico, regionale e nazionale" (Centro siciliano di documentazione, 1977), una "strage di Stato" (Manali, a cura di, 1999) che non andrebbe imputata al solo banditismo siciliano, ma all'azione diretta delle cosche mafiose, dei servizi segreti statunitensi e di formazioni neofasciste.
Il condizionale è d'obbligo, dato che le indagini non si sono ancora concluse: nel dicembre 2004 i familiari delle vittime hanno chiesto la riapertura dell'inchiesta sulla base di nuove testimonianze.
La strage di Portella della Ginestra è la prima strage di Stato del periodo repubblicano?

Fonti bibliografiche:
G. Casarrubea, Storia segreta della Sicilia. Dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra, Bompiani, 2005

Fonti web:
Centro siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato"
Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia

Video:
Portella della ginestra, la prima strage di stato (video da Rassegna Online)


Vedi anche: Portella della Ginestra, un racconto collettivo (YouTube)

Eventi:
Primo Maggio 2010 a Portella della Ginestra: il dovere della memoria, il futuro dei diritti